La più antica concessionaria d’Italia. Di padre in figlio dal 1917 al futuro

Brandini

Cento anni. Tanti sono quelli della concessionaria Brandini di Firenze, la più antica d’Italia. Sopravvissuta alle guerre, alle crisi, persino ai marchi che rappresentava nel 1917, quando ha aperto i battenti: Amilcar, Bugatti, Diatto (ok Bugatti c’è ancora ma è un’altra realtà).

 

“A quell’epoca” ci spiega Niccolò Brandini, 29 anni e titolare, assime al fratello Giovanni, 33, di quello che è oggi un gruppo di 15 sedi e oltre 270 dipendenti, circa 265 milioni di fatturato e poco meno di 18.500 auto vendute nel 2016, “i tempi d’attesa erano biblici. Il mio bisnonno Cesare s’era inventato un modo per ingannare l’attesa dei clienti: conferiva loro un grado dell’esercito quando tornavano in concessionaria per chiedere informazioni sulla data di consegna”.

 

“La prima volta che l’acquirente passava, diventava soldato semplice, quindi maggiore e poi così via fino a generale”. Era un modo per stabilire una relazione: “Quando qualcun voleva comprare una macchina, veniva da noi: oggi è proprio diverso, anzi, accade il contrario; si parla tanto di loyalty, ma un tempo la “fedeltà” non esisteva. Se negli ani 20 volevi una macchina, dovevi venire da noi per forza. E dovevi ritornare, se ne volvei un’altra”. Semmai, tutto ruotava intorno alla fiducia nella figura del venditore: “Dalle nostre parti la gente comprava le macchine dal mio bisnonno e si rivolgeva a lui a prescindere dal marchio. Come del resto accade tuttora nei piccoli paesi: noi abbiamo sedi anche nel Sud della Toscana, dove il ruolo chiave lo fa il venditore, che la sera esce con le persone del posto e vende loro la macchina anche al bar”. Il giovane Brandini getta infine uno sguardo sul futuro del mestiere: “Le auto non si venderanno più”. Poi aggiunge che “si, le macchine ci saranno sempre, ma la propensione all’acquisto cambierà: le persone tenderanno a utilizzare altri modelli di possesso e di uso. Ecco perché vogliamo essere dei consulenti di mobilità. I dealer non si dovranno reinventare, perché ci saranno ancora le officine e i rapporti con la casa madre da gestire e i clienti da soddisfare. Google dice che il 94% dei clienti s’informa sul web prima di comprare l’auto mediamente da 18 fonti di informazione: secondo me è li che si gioca il futuro dei dealer”.

di Carlo Di Giusto
[pubblicato su Quattroruote di Luglio 2017
foto: © Archivio Foto Locchi]